novembre 23, 2012

ho fatto un sogno

Ho in preparazione altri post che spero possiate trovare interessanti e che intendo pubblicare a breve.
Ma intanto, per spezzare questo silenzio -un po' più lungo del voluto- vorrei raccontarvi lo strano sogno che ho fatto questa notte e che al risveglio ho ricordato piuttosto bene.


Mi trovo con un gruppo di amici a passeggiare e all'improvviso arriva un gruppo di sconosciuti disarmati che ci impone di dar loro le poche preziosità in nostro possesso.
Aprono un tavolino da picnic in mezzo alla strada sul quale dobbiamo appoggiare orologi, gioielli, borse e portafogli. Insomma qualsiasi cosa.
Inizialmente mi indurisco, non intendendo darla loro vinta. Ma vengo esortata, da uno degli sconosciuti con parole pronunciate in modo deciso e secco, a cominciare a sfogliare il fiore dell'inutilità.
Allora lentamente mi tolgo l'orologio, un vecchio orologio ricevuto in regalo ormai troppi anni fa (talmente sfruttato, peraltro, che ho dovuto cambiare il cinturino snaturandone il modello), mi sfilo con cautela i modesti orecchini di argento e, trattenendo il fiato, mi spoglio anche di un anello d'argento ricevuto in regalo dai miei genitori tantissimo tempo fa. Ho una vera affezione per questo anello non tanto per il valore economico che non credo sia enorme ma per l'enorme valore affettivo, ed il fatto di dovermene separare, nel sogno, mi turbò molto più di qualsiasi altra privazione.
Vengo nuovamente esortata. Desolata e disarmata appoggio i miei pochi averi sul tavolino.
A questo punto mi viene detto di scegliere, fra le mie cose, quello da cui posso separarmi, che posso lasciar loro.
Fiuto un vago odore di scherzo e a questo punto sono io che in tono secco che ben si accorda col viso alterato parlo e chiedo loro "ma insomma, cosa volete?".
Mi viene risposto che sono le mie cose a volere, quelle che posso dare quelle da cui posso separarmi quelle che non mi servono.
Con un'espressione instupidita ed interrogativa fisso il mio interlocutore.
A questo punto si rivolgono a me in tono più dolce spiegandomi che sono io a dover scegliere quello di cui posso fare a meno.

A questo punto la luce forte del sole penetra la tapparella proiettando sulla parete bianca file di quadratini illuminati ed illuminanti e non paga  arriva dolce e decisa, come una carezza materna, a colpirmi gli occhi dicendomi che è ora di svegliarmi.


Forse complice una cena che certamente France Guillain non avrebbe approvato o una lezione decisamente intensa di yoga ... chissà.

Ciascuno è libero di leggere fra le righe ciò che ritiene più opportuno.

Nessun commento:

Posta un commento

ho reso possibile lasciare un commento anche a coloro che non hanno un account google o blogger ma, non amando particolarmente i messaggi da "Anonimo", vi prego di firmarvi